Migrantes

Ci sono dei casi in cui una scultura, un monumento, può parlare al posto dei personaggi raffigurati, può significare ed esprimere sentimenti, sensazioni, dolori, gioie, sacrifici e drammi, come in questo caso.

Questa magnifica scultura di bronzo dell’artista canadese Timothy Schmaltz, viene esposta in questi giorni a Piazza San Pietro in Vaticano, Roma.

La scultura raffigura un barcone di migranti. Una grande zattera di bronzo che sta a simboleggiare la battaglia epocale intrapresa da Papa Francesco per non lasciare sole le popolazioni che migrano, non solo nel Mediterraneo ma in tutto il mondo, un fenomeno massiccio, globale e destinato ad aumentare sotto l’effetto devastante delle carestie, della siccità, della miseria e delle guerre, sempre più frequenti e devastanti.

Ecco, in questo caso, una scultura vale più di mille parole, per questo anche una sua immagine, un’immagine di strada, la lunga strada delle popolazioni migranti.

Un ponte per la fotografia

Eccoci qui, segnalo un’interessante mostra fotografica collettiva, di cui mi onoro d’essere partecipante autore espositore, che sarà visitabile a Roma, gratuitamente e all’aperto, in zona Garbatella (fermata metro B).

Di seguito la locandina per l’invito all’evento, tutti noi autori speriamo (e contiamo) in una folta affluenza di pubblico appassionato, o quantomeno interessato.

Se siete in zona nel prossimo mese e potete fate un salto, non ve ne pentirete di certo.

La selezione delle mie foto in mostra fa parte del lavoro che trovate in questa pagina del sito.

Italia Photo Marathon: Un primo premio

Volevo condividere in questo articolo la soddisfazione derivante dall’aver ottenuto un primo premio della giuria fotografica della

Nell’edizione 2019, nella tappa del tour fatta nella città di Roma, una mia foto (immagine sotto riportata e visualizzabile in formato immagine cliccando qui) è stata giudicata la migliore (tra le 3 selezionate dalla giuria) sul tema “Peccato capitale“.

Questa foto era probabilmente quella più sul genere street tra quelle che avevo scattato e selezionato per lo stesso concorso (su temi diversi assegnati durante la giornata), la cui serie completa è possibile vedere cliccando sul seguente link o sulla foto qui in basso, la vincitrice appunto.

Tutte le fotografie selezionate tra le migliori dell’edizione romana, saranno in mostra a Roma presso Eataly [Mappa] fino al 17 settembre.

Street in vacanza d’estate, la Provenza

Questo è un post vacanziero, anzi post-vacanziero… Le vacanze estive sono passate anche quest’anno, purtroppo, ma sono passate bene, almeno spero.

Per chi, come noi appassionati di fotografia, ha portato con se in vacanza la sua fotocamera e, magari, approfittato per fare anche un po’ di sana street in qualche esotica località vacanziera, pubblico con piacere questa selezione di fotografie, riprese durante il mio recente viaggio estivo nella bella terra francese di Provenza (che consiglio caldamente come meta di vacanza).

Buona visione (e ancora buone vacanze per i ritardatari…)!

Il 75 ° anniversario del D-Day, leggermente fuori fuoco

Oggi, 6 giugno, si celebra la ricorrenza del 75° anniversario dello sbarco delle forze alleate in Normandia, conosciuto anche alla storia come D-Day, avvenuto il 6 giugno 1944.

Non entro nel merito della storia, ben nota, che ha fortemente contribuito e accelerato i tempi nella liberazione dell’Europa dal regime nazifascista, se pur con un elevato numero di perdite umane su entrambi i fronti, la tragedia della guerra che l’essere umano sembra sempre destinato a rivivere, ripetendo nel tempo gli stessi tragici errori.

Trattando su questo sito di fotografia, il riferimento storico è legato alla figura di un grande fotoreporter e fotografo del passato, una delle personalità più note e carismatiche, uno dei fondatori della celebre e blasonata agenzia Magnum, ossia Robert Capa, al secolo Endre Ernő Friedmann, ungherese di nascita.

Di lui sono note, maggiormente ai più, le fotografie della guerra civile spagnola, tra tutte quella famosissima del miliziano mentre cade colpito a morte da un proiettile. Quel che vorrei evidenziare è che, senza queste persone estremamente coraggiose, che per passione e per mestiere hanno partecipato ad eventi così importanti, decisivi ma anche molto pericolosi e sanguinosi nella storia umana, come appunto Capa e gli altri fotoreporter che come lui hanno seguito tali eventi e dato la loro stessa vita per poterli documentare ai contemporanei e ai posteri (Capa morì nel 1954 seguendo battaglie nella guerra d’Indocina, posando il piede sulla mina che lo uccise), non avremmo avuto alcuna loro testimonianza visiva, relegandoli a qualche riga di testo in qualche libro di storia o su pagine web (ma sappiamo che più del testo scritto si ricordano le immagini, che restano fissate nella memoria collettiva).

Onore quindi al merito e alla professione del fotoreporter, dei famosi del passato come Capa e di quelli contemporanei (e dei futuri che verranno), grazie a loro (e spesso al loro estremo sacrificio) abbiamo consegnato alla storia umana queste immortali testimonianze, fotografie a volte “leggermente fuori fuoco” come quelle di Capa dello sbarco in Normandia, ma ricche di storia, emozione e significato (immagine tratta dal sito di Magnum Photos).

FRANCE. Normandy. Omaha Beach. The first wave of American troops lands at dawn. June 6th, 1944.

Il microstock e l’inflazione

Vorrei fare alcune riflessioni in merito all’inflazione della fotografia, o meglio più che della fotografia intesa come espressione artistica, delle immagini che sono appunto il prodotto di un’azione fotografica, praticata con qualsivoglia strumento.

Sappiamo che ogni giorno sulla rete Internet vengono pubblicate online milioni di fotografie, noi stessi ne vediamo (anche inconsciamente o in maniera subliminale) centinaia al giorno, tra siti web, giornali e riviste, televisione e altro, insomma una vera inflazione, un bombardamento di immagini, alcune “belle” o magari “buone”, molte altre (la maggioranza) inutili, brutte o insignificanti. Le prime, quelle belle e/o buone, “dovrebbero” restarci dentro, fare da seme per la coscienza e, per chi ne è dotato, per la propria creatività (si dice infatti che le foto che facciamo siano frutto anche di tutte quelle che abbiamo visto, incamerato e anche inconsapevolmente rielaborato).

Tale situazione diviene ancor più evidente quando un fotografo, che sia professionista o semplice appassionato, si avvicina al mondo dei microstock ossia dei siti web di agenzie che trattano la vendita di fotografie digitali (così come anche illustrazioni e video, genericamente quindi di immagini), mediando tra l’offerta (i fotografi/grafici/video maker, gli autori) e la domanda (i clienti delle immagini), offrendo appunto a pagamento le immagini degli autori ai potenziali clienti (sia per scopi commerciali di vendita o promozione servizi e prodotti sia ad uso solo editoriale) e riconoscendo percentuali di ricavo “minimali” agli autori.

Diciamo che il ricavo si genera sulla quantità, visto che i prezzi di vendita (e di conseguenza i ricavi) sono piuttosto ridotti per singola immagine (parliamo di pochi euro o centesimi). Ormai da qualche anno queste agenzie hanno rivoluzionato il mercato delle immagini digitali in rete.

Ne parlo perché, proprio recentemente, ho voluto provare anch’io, entrando a far parte di quella molto (ma molto) nutrita schiera di autori di immagini per microstock (giusto qualche milione di persone nel mondo), così un po’ per curiosità e un po’ attratto anche da un possibile (ma molto futuribile) minimo guadagno, diciamo per unire l’utile al dilettevole (ricavare anche qualche spicciolo da archivi di proprie centinaia di foto non è male come idea e poi vuoi mettere la soddisfazione…).

Non parlerò del funzionamento delle agenzie di microstock, il web è pieno di articoli (e interi siti) e tutorial in merito, anche ben fatti; la riflessione che volevo fare, ricollegandomi quindi al tema originario del post, era appunto quella sull’inflazione delle immagini. Cominciando a lavorare (può diventare infatti un vero e proprio lavoro, alcuni ci campano anche) su questi siti di agenzie online, ti rendi veramente conto di quante immagini, parliamo di centinaia come minimo, se non svariate migliaia, siano state ormai prodotte e messe anche in vendita per qualsiasi argomento ti possa venire in mente, luoghi, situazioni, concetti astratti, simboli, oggetti e chi più ne ha più ne metta.

L’era digitale è questa, ormai c’è fin troppo di tutto e facilmente reperibile, questo è ancor più vero nel mondo dell’immagine, qualsiasi cosa sembra essere già stata pensata e realizzata da molte persone ancor prima di te. Diventa quindi veramente difficile emergere in un contesto del genere, anche per chi è capace e ha magari un talento e un prodotto valido da proporre.

La conclusione? Non c’è, voleva essere solo una mera riflessione sui nostri tempi, nel bene (del bene c’è indubbiamente) e nel male; per chi fosse interessato (per vendita e/o acquisto) alcuni siti online delle principali agenzie di microstock: Shutterstock , iStock/Getty Images , Adobe Stock/Fotolia , Dreamsite

Buona navigazione e fatemi sapere cosa ne pensate.

AQ 10 Years Later

Dedico questo post alla città dell’Aquila, in Abruzzo (dove risiedono le mie origini) e dei suoi abitanti, vittime ormai dieci anni fa (ricorre a giorni il decimo anniversario) di un disastroso terremoto che distrusse buona parte della città, con i suoi palazzi e monumenti storici, facendo oltre 300 morti, radendo al suolo diversi piccoli paesi e frazioni nei dintorni.

Quasi la totalità della sua popolazione, praticamente ogni famiglia aveva subito un danno o, peggio, un lutto, fu costretta ad abbandonare il centro storico per trovare alloggio in nuove periferie edificate ad hoc, piuttosto che in altri paesi o città, abbandonando i luoghi cari e familiari e i propri ricordi e affetti.

Sono tornato diverse volte a L’Aquila in questi ultimi anni, constatando l’evolversi dei lavori di ristrutturazione e recupero degli edifici del centro storico, insieme ad un lento, conseguente, ritorno alla vita, al ripopolamento della città, delle case, delle strade, delle piazze.

Nel corso della mia ultima visita di qualche giorno fa, ho scattato alcune fotografie, non so se si possono definire di strada, certamente sono state scattate “per strada”, non ritraggono persone ma luoghi, perlopiù porzioni, dettagli di edifici, case, mura, alcune con le loro cicatrici, altre curate, recuperate, altre ancora da ristrutturare, dove è evidente il danno, il disastro che le ha colpite. La città è paragonabile ad una esistenza umana, ad una vita biologica, ha le sue storie, le sue sofferenze, i suoi drammi, le sue felicità, le sue aspirazioni, la sua crescita. Ho preferito non fotografare persone, bensì cose inanimate (ma con una loro anima), ma che avessero comunque un’espressione di vita, una ferita o una cura, come fossero i volti, le membra di una persona ferita che stia tornando alla vita, che esprimessero un’emozione, una sensazione. Queste foto sono un mio omaggio alla città e alla sua popolazione, un simbolo di speranza, un auspicio per un ritorno alla vita.

Tanti auguri l’Aquila, torna presto tra di noi, ci manchi!

La serie completa la potete vedere in questa pagina, se possibile manifestate il vostro pensiero al riguardo, mi farebbe piacere.
buona visione!